Portabiciclette da auto: guida all’acquisto

Il mercato dei portabiciclette da portellone ha avuto di recente due grandi novità concorrenziali:

la prima novità deriva dalle dimensioni degli abitacoli delle auto, che in molti casi consentono di caricare due biciclette all’interno smontando soltanto la ruota anteriore. Se si viaggia in coppia con sole due bici al seguito, l’acquisto di un pianale di legno e di semplici ganci di fissaggio della forcella anteriore consentono di caricare le bici al riparo dai furti e dalle intemperie con una spesa minima;

la seconda novità deriva dal superamento della normativa che obbligava all’omologazione dei ganci di traino dei veicoli. Dal mese di febbraio 2021 installare un gancio di traino sulla propria auto è più semplice ed economico rispetto al passato, l’acquisto di un portabiciclette da fissare sul gancio di traino rimane una soluzione più costosa rispetto al portabici da portellone ma porta due vantaggi: il portellone si apre anche con le bici montate (perchè su alcuni modelli il portabici riesce a traslare verso l’esterno) e le bici vengono caricate più in basso rispetto al portabici da portellone perchè non c’è l’esigenza di lasciare visibili luci e targa (sono ripetuti dal portabici da gancio).

La solidità del fissaggio del portabici al gancio di traino consente di trasportare tranquillamente biciclette a pedalata assistita (controllare sempre il peso delle bici e la portata del portabici acquistato.

Per terminare la panoramica citiamo il portabici da tetto, che si è evoluto con alcuni modelli che prevedono il fissaggio a ventosa sul tetto del veicolo regalando grande leggerezza e compattezza a questo accessorio senza eliminarne tuttavia i difetti (bici esposta alle intemperie, difficoltà di caricamento così in alto, necessità di ricordarsi costantemente di non entrare con l’auto in passaggi bassi).

Il corretto utilizzo del portabici da portellone passa attraverso il rispetto delle portate descritte nella scheda tecnica.
Un elemento spesso trascurato è l’obbligo di posizionamento di un cartello per carichi sporgenti anche quando il portabici viene lasciato montato sulla vettura in movimento, sebbene senza biciclette: è sufficiente una sporgenza minima dal paraurti posteriore per far scattare l’obbligo dell’utilizzo del cartello.

Le recenti riflessioni di Lapam Confartigianato sulla mobilità ciclistica a Modena, si prestano a diverse considerazioni

Se si superano i titoli esaltanti dell’articolo, che presentano Modena come 3° per rete ciclabile e tra le prime per imprese del settore, si scopre una quadro decisamente desolante.

Infatti, nonostante il generale momento favorevole per la bicicletta e la diffusione delle piste ciclabili nei comuni della provincia, gli utilizzatori abituali non sono in crescita, come dimostrano i rilievi che FIAB svolge da oltre 15 anni, mentre aumentano fortemente gli incidenti che vedono coinvolti ciclisti con feriti e morti.

Forse le cause di questo ridotto uso andrebbero proprio ricercate sullo scarso livello di sicurezza stradale e in una viabilità con segnaletica obsoleta e incongrua per i ciclisti, come dichiara lo stesso comune di Modena. Molti incroci e semafori sono organizzati senza riguardo ai pedoni e ai ciclisti che trovano scarsa continuità negli itinerari. Inoltre, pesano la scarsa sicurezza di ritrovare il proprio mezzo parcheggiato, la difficoltà a trovare porta biciclette sicuri e, infine, la tortuosità dei percorsi necessari per raggiungere il centro in bicicletta senza infrangere il Codice.

I chilometri di piste sono solo un indicatore; fare le piste dove non servono o dove non disturbano le auto è solo spendere male i soldi pubblici. Per diffondere l’uso della bicicletta per raggiungere i luoghi di studio, di lavoro e di svago bisogna abbassare la velocità dei mezzi a motore che è la causa prima degli incidenti stradali e garantire continuità, comodità e sicurezza ai percorsi pedonali e ciclabili anche a costo di rendere meno facile e meno comodo andare in auto.

C’è rumore e rumore

In questa settimana siamo stati colpiti da tre casi di lamentele di cittadini a causa del rumore: a Baggiovara i residenti sono sul piede di guerra contro i nuovi campi da padel della Polisportiva, e mentre i cittadini che abitano nelle vicinanze della ferrovia Modena Sassuolo lamentano che i freni del nuovo Pop sono insopportabili, a Carpi i residenti del centro storico hanno applaudito alla decisione del Comune di chiudere alla mezzanotte l’attività dei dehors all’aperto.

Proprio perché il giusto livello di silenzio è un parametro importante della qualità di vita e della civile convivenza, siamo andati a vedere cosa genera inquinamento acustico nella nostra città.

A leggere la Relazione della mappatura acustica del Comune di Modena realizzata nel 2018 da Arpae “se consideriamo le soglie da non superare raccomandate a livello internazionale, fissate in un valore di 65 dB di giorno e 55 dB di notte, le persone esposte sono pari rispettivamente a circa il 24% e il 28% della popolazione residente. La sorgente sonora prevalente a Modena è costituita dal traffico veicolare, responsabile per il 92% dell’esposizione della popolazione a livelli superiori a 55 dB e per il 87% dell’esposizione a livelli superiori a 50 dB.”

Il traffico è quindi responsabile giorno e notte per il 90% circa del rumore fuori soglia: una evidenza che non aveva bisogno di uno studio perché sappiamo benissimo quante persone che vivono in strade trafficate sono costrette a chiudere le finestre per poter respirare, parlare, vivere.

C’è un evidente squilibrio tra le singole proteste che emergono e la realtà dei fatti: è il risultato di decenni di rumore di fondo automobilistico a cui ci siamo ormai assuefatti. Modelli di città autocentriche hanno creato disastri sociali nelle relazioni sociali ed economiche, nonché evidenze di inquinamento acustico, ambientali e volumetrico ormai incontrovertibili.

Permettere a tutti di muoversi e parcheggiare in auto sempre e comunque non è ragionevole: a quando una politica che affermi pubblicamente questa scomoda verità invece di rincorrere la salvaguardia di pochi parcheggi in ogni dove?

Treno + Bici

Nonostante i progressi degli ultimi anni, il nostro Paese è ancora un fanalino di coda in Europa, per quanto riguarda la questione dell’ intermodalità degli spostamenti. Trenitalia consente il trasporto di una bici tradizionale solo sui regionali contrassegnati dal simbolo della bici, mentre non è mai consentito sui treni di media e lunga percorrenza come Frecciarossa, Frecciaargento, Frecciabianca. Si può però caricare la bici pieghevole. L’anno scorso Trenitalia ha accolto le richieste della Fiab e si impegnata a riqualificare gli Intercity per avere almeno 6 posti bici.

In Francia accade che la Loi d’orientation des mobilités (LOM), legge adottata a marzo 2021, stabilisce che ogni treno deve mettere a disposizione dei ciclisti almeno otto spazi per biciclette. La legge prevede inoltre l’erogazione di diversi servizi per i ciclisti e alcune condizioni che devono essere soddisfatte dagli operatori ferroviari, come le informazioni minime circa il trasporto di biciclette sui treni, devono essere fornite prima del viaggio, al fine di soddisfare le esigenze dei ciclisti. Il personale è obbligato ad informare sulla posizione dei porta bici e a comunicare la possibilità di prenotare un posto al momento dell’acquisto del biglietto.

La Loi d’orientation des mobilités non regola solo l’intermodalità di bici e treni. A partire dal 1°luglio 2021, tutti i nuovi autobus per i servizi regolari di trasporto pubblico, ad eccezione dei servizi urbani, dovranno poter alloggiare cinque biciclette smontate.

Strade per la vita

Si è appena conclusa e celebrata la settimana mondiale della sicurezza stradale voluta dalle Nazioni Unite, dal 17 al 22 maggio.

Tra le tante iniziative che hanno preso piede per sensibilizzare l’opinione pubblica su trasporti più green e su misura degli utenti attivi della strada, come ciclisti e pedoni, segnaliamo la presa di posizione dell’Unione Italiana Autoscuole e Studi di Consulenza Automobilistica a favore del limite di velocità a 30 km/h: “Le strade a bassa velocità salvano vite e sono il cuore di ogni comunità. Limiti di velocità di 30 km/h in cui le persone e il traffico misto creano strade sane, verdi e vivibili, in altre parole strade per la vita”.

Una ricetta vincente, come Spagna insegna. Da qualche settimana, lo stato spagnolo ha introdotto un nuovo limite di velocità nella maggior parte delle strade urbane, (si parla del 90%): dai 50 km/h si è scesi a massimo 30 all’ora e in alcuni contesti il limite da 30 km/h è sceso a 20 km/h nei casi in cui si circoli con permesso in una zona pedonale. Come si legge sulla stampa sono previste sanzioni per i trasgressori: multe fino a 100 euro per chi supera i 30 all’ora (ma possono spingersi anche a 600 euro per chi va oltre i 70 km/h).

Sul sito ufficiale con cui il Governo ha scelto di motivare la scelta ambiziosa di estendere la zona 30 nella maggior parte delle città spagnole si legge che questo nuovo limite di velocità non soltanto contribuirà a migliorare la sicurezza stradale (abbassando il numero di incidenti e di vittime), ma andrà a beneficio anche della vivibilità dei quartieri.

3 giugno: tutti a scuola in bici

Si parla tanto delle difficolta per il rientro a scuola causate principalmente dalla carenza di trasporto pubblico. Aggiungere autobus non è possibile, modificare gli orari di quelli esistenti per andare incontro alle esigenze di ragazzi che dovrebbero entrare a scuola scaglionati richiede un’”elasticità” che il nostro trasporto pubblico non conosce. Tavoli provinciali, regionali e fin ministeriali, incontri con i sindacati, presidii davanti alle scuole… soluzioni ancora nessuna e a settembre saremo da capo.

L’uso della bici come mezzo per andare a scuola, potrebbe risolvere almeno una quota di questo problema? A buon senso sì, non occorrono studi ingegneristici per rendersene conto, ma raramente viene preso in considerazione come un’opzione percorribile, né si fanno pensieri, sforzi e politiche finalizzate a spingere genitori, ragazzi e insegnanti ad andare in bici a scuola.

Il 3 giugno, giornata mondiale della bicicletta, Fiab ha lanciato una campagna nazionale TUTTI A SCUOLA IN BICI perché l’uso della bicicletta è uno strumento essenziale per il futuro del Pianeta e delle prossime generazioni.

Invitiamo le scuole a promuovere al loro interno questa iniziativa e siamo disponibili come Fiab Modena ad aiutare studenti, insegnati, genitori (giustamente spaventati dai rischi della strada) per studiare i percorsi ciclabili più adeguati e sicuri al raggiungimento delle scuole o a organizzare BiciBus per gruppi di studenti delle scuole secondarie.

Nuovo Codice della Strada: iniziato il confronto con il Comune

Abbiamo incontrato nei giorni scorsi l’ Assessora Filippi, la Polizia Municipale, la dirigente Sergio e l’Ufficio Comunicazione del Comune, per rappresentare all’amministrazione la nostra soddisfazione per l’inizio di un percorso di introduzione anche a Modena di nuove forme di mobilità urbane previste dal Codice della Strada.

Non abbiamo nascosto però che dal punto di vista dell’utenza ciclistica e pedonale sono stati fatti alcuni errori, a cui chiediamo venga messo rimedio prima possibile.

Infatti le novità introdotte sono così importanti che non vanno solo fatte a norma, ma anche fatte bene, cioè accompagnandole con elementi di moderazione del traffico, riqualificazione dei pedonali e dei posteggi auto, ed in generale con la rimozione di ogni ostacolo di fruibilità.

Ed ancora troppo poco è stato fatto sul tema della comunicazione alla cittadinanza, senza la quale è difficile sperare in un uso corretto delle nuove corsie: l’attuale dinamica porta solo a lamentele sia di ciclisti che di automobilisti.

In merito abbiamo anche sollecitato un intervento costante in strada della Polizia Urbana inizialmente con intenti educativi, e poi solo in un secondo momento anche sanzionatori.

Contiamo di vedere risultati da questo dialogo avviato.

Corsia Ciclabile Via Emilia Ovest

Comunicato Stampa

Con soddisfazione iniziamo a vedere anche a Modena le nuove corsie ciclabili monodirezionali, previste dalle nuove disposizioni del Codice della strada. Riteniamo che siano una opzione molto utile per incrementare gli spazi ciclabili, ma vanno realizzate con buonsenso perché devono essere facilmente comprensibili dai cittadini, supportate anche da campagne di informazione alla cittadinanza.

Essendo strutture disegnate solo con segnaletica orizzontale compaiono spesso nel giro di una notte, ed al momento della loro tracciatura a volte invece sembra che il buonsenso sia rimasto nel cassetto.

È il caso di via Emilia Ovest dove il percorso della corsia ciclabile è fatto come prescritto dalle nuove normative, ma purtroppo ci si è scordati di sistemare alcuni parcheggi che sono rimasti “a spina di pesce”: in questo modo si mettono in grossa difficoltà gli automobilisti nella manovra di uscita, perché coperti da altre auto non possono vedere i ciclisti in arrivo con il concreto rischio di creare situazioni di pericolo.

Tutte le linee guida di progettazione ciclabile consigliano che eventuali parcheggi alla destra di una corsia ciclabile in carreggiata siano in asse con la direzione di percorrenza e che ci sia una zona franca di almeno 50 cm per poter aprire la portiera, proprio per minimizzare il conflitto inevitabile tra l’auto in manovra ed il ciclista in corsia.

L’unica controindicazione di questa soluzione è che vengono a mancare alcuni posteggi: dai nostri sopralluoghi in quel breve tratto iniziale di via Emilia abbiamo valutato una perdita di tre, massimo quattro posti auto. Ci sembra un “costo” accettabile se guardiamo ai vantaggi di avere una corsia ciclabile più sicura e maggior spazio pedonale davanti alle attività economiche ed alle abitazioni.

La normativa che istituisce le “corsie ciclabili” le ha previste espressamente molto facili da inserire nel tessuto urbano: poca segnaletica, nessuna misura minima di carreggiata, nessun vincolo per presenza di parcheggi o fermate autobus. Non per questo però vanno fatte “alla leggera”, e se fossimo stati consultati preventivamente avremmo sicuramente dato qualche consiglio: inserimento di misure di moderazione della velocità, uso di vernici durevoli, allineamento dei parcheggi.

Poteva essere l’occasione per rivedere complessivamente l’organizzazione degli spazi delle strade interessate, speriamo almeno che essendo un intervento a basso costo sia possibile correggere subito alcune scelte discutibili. A breve faremo le necessarie segnalazioni al Comune.

La ciclovia del Sole

Insieme alla mobilità urbana su due ruote, il cicloturismo rappresenta l’altra componente di una politica degli spostamenti a favore del cambio di paradigma da autocentrico a ecologico. Con questo obiettivo nel 2012 è nato il progetto “Biciclette a Fiumi“, con cui la Fiab di Modena intendeva contribuire a ramificare la rete ciclabile nell’area Nord della provincia colpita dal sisma per aiutarne la ripresa socio-economica.

Il progetto è poi confluito nel più ambizioso tratto cicloturistico della Verona-Firenze, segmento dell’autostrada ciclabile EuroVelo 7, che da Capo Nord approderà a Malta passando anche attraverso i territori modenesi.

Ad oggi mancano pochi sopralluoghi, e il prossimo 13 aprile verrà inaugurato il nuovo tratto della Ciclovia del Sole; collegherà Mirandola a Sala Bolognese (Osteria Nuova), un fondamentale segmento dell’ambizioso progetto della “Verona-Bologna-Firenze”, parte dell’Eurovelo 7 Capo Nord-Malta. Ci sono voluti due anni di lavori sull’ex tracciato ferroviario della Bologna-Verona per rendere percorribili 46 chilometri di una infrastruttura fondamentale per l’incremento della mobilità sostenibile e del turismo dolce per l’Emilia Romagna, e allo stesso tempo per molti cittadini il tratto ciclabile sarà un’alternativa, alle quattro ruote, per raggiungere la scuola e il posto di lavoro.

Sui binari che scorrono accanto alla ciclabile, avveniva il 7 gennaio del 2005 il terribile incidente ferroviario di Bolognina di Crevalcore; e ancora nel maggio del 2012, due scosse di terremoto colpirono gravemente Mirandola e molti altri Comuni delle aree circostanti. Un’opera che assume un importante valore di socialità, e una grande occasione di rilancio, in una porzione di territorio segnata da ferite profonde.

 

Dare strada alle biciclette – Vademecum FIAB

FIAB Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta ha presentato il vademecum “Dare strada alle biciclette. I nuovi provvedimenti del Codice della Strada per favorire la sicurezza ciclabile”, realizzato dal Centro Studi FIAB per far sì che i comuni possano avere uno strumento in più – aggiornato alle ultime novità normative nel Codice della Strada – nei loro investimenti bike friendly.

Le nuove norme del Codice della Strada in materia di mobilità ciclistica sono applicabili in modo immediato in quanto inserite in provvedimenti di legge urgenti e non è dunque necessario attendere altri regolamenti. I comuni sono chiamati ad agire con celerità, per rispondere alle nuove esigenze di mobilità, ma garantendo la massima sicurezza a chi si muove in bicicletta.

Con questo manuale forniamo un concreto aiuto alle amministrazioni che intendono riconvertire la mobilità e lo spazio pubblico verso una reale sostenibilità. Oggi abbiamo finalmente nuove norme, mutuate da quelle dei paesi europei più avanzati, per creare infrastrutture e spazi ciclabili di rapida e economica realizzazione: occorre conoscerle e saperle interpretare per applicarle nel modo migliore.

Il vademecum è articolato in 6 schede tecniche e invita le pubbliche amministrazioni a conoscere e capire gli ambiti di applicazione dei cambiamenti del Codice della Strada introdotti con i recenti “Decreto Rilancio” e “Decreto Semplificazioni”. Le sei novità sono:

  1. corsia ciclabile,
  2. corsia ciclabile per il doppio senso ciclabile,
  3. casa avanzata,
  4. uso ciclabile di corsie preferenziali,
  5. zona scolastica,
  6. strada urbana ciclabile E-bis.